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ll termine «icona» deriva dal greco «eikon» che significa «immagine». Quindi quando parliamo di «iconografia», traducendo letteralmente dal greco, intendiamo «scrittura dell’immagine».

Icona bizantina. In tutte le sue forme, periodi e scuole, secondo il modo usuale di esprimersi degli iconografi, non viene solo dipinta, bensì scritta. In greco infatti, i termini “dipingere” e “scrivere” si rendono con la stessa parola: graphein. Nell’icona queste due forme espressive costituiscono un unicum. Ed in effetti, parlando di iconografia intendiamo proprio uno "scrivere in immagini", una narrazione che non utilizza la forma del linguaggio orale, ma quello visivo. 

Le icone sono veri e propri “trattati di teologia a colori”. Di conseguenza è necessario saperne interpretare il linguaggio, avere accesso a strumenti adeguati all’interpretazione dei simboli presenti e alla loro corretta lettura.

Iconografo: Lo Spirito Santo ispira e guida l'artista

La tradizione, parlando di "icona" insegna che si tratta di un evento che impegna direttamente Dio, non solo in quanto "oggetto" rappresentato, ma anche come soggetto operante. E’ lo Spirito Santo il vero iconografo. Lo Spirito Santo, guida la mano dell’artista, tanto che per questo motivo, un icona non si firma e non si data. L’autore è lo Spirito Santo, l’uomo presta le sue mani, il suo corpo, il suo spirito, le sue capacità. Iconografo è chi ha imparato ad essere un canale privilegiato che consente allo Spirito Santo di comunicarsi e di passare dal cuore dell’artista al legno della tavola. Non a caso, anche in passato, i maggiori maestri iconografi furono monaci e spesso anche santi. 

L'icona è dunque l’espressione artistica della teologia e della fede della Chiesa. 

Un tempo l’esperto iconografo (i greci preferiscono dire: agiografo o zògraphi; i russi invece: zhivopiszi, cioè: coloro che descrivono la vita), si preparava con lunghi periodi di digiuno e preghiera, prima di mettere mano al pennello, e si dice che non iniziasse il lavoro finché l’immagine del soggetto da dipingere, non gli fosse apparsa in sogno o in visione ed impressa profondamente nell'anima.

Icona: liturgia e preghiera

La funzione di un icona è liturgica. E’ pensata per la liturgia e ne è parte integrante, specialmente nella Chiesa orientale, dove essa non ha mai assunto connotati di ornamento estetico per la chiesa, come invece è avvenuto in occidente a partire dal medioevo. Per l’oriente cristiano essa è un vero e proprio sacramentale, precisamente quello della presenza personale. Il Concilio dell’860 afferma che: ciò che il Vangelo ci dice con la parola, l’icona ce lo annuncia con i colori e ce lo rende presente.

 

Un icona sacra ha come fine la preghiera. Deve suscitare la meditazione di chi la contempla e di chi la scrive. Dunque un vero iconografo, deve essere uomo spirituale e secondo gli insegnamenti degli antichi maestri, pregare durante l’esecuzione dell’opera. 

Questo è tanto importante, che in Oriente, la funzione di un iconografo è considerata come un vero e proprio ministero, quasi come il diaconato o il sacerdozio. Non tutti possono essere iconografi, e non è sufficiente avere buone propensioni artistiche, ma è necessario un profondo cammino ascetico, morale e religioso.

Osservando le iconostasi delle chiese cristiane ortodosse, si può capire che la funzione principale dell’icona è proprio quella di “epifania del divino”, cioè nascondere e contemporaneamente manifestare il mistero che la anima. 
Una finestra spalancata sul mondo soprannaturale. In questo è ravvisabile anche il senso escatologico (éschaton=cose ultime) dell’icona, in quanto essa si trova come la Chiesa temporale, tra il già e il non ancora della storia della salvezza. 
Abita l’apparente dicotomia tra tenebre e luce, vita e morte, mondo presente e futuro, li legge e li rappresenta secondo la visione della fede cristiana. 
Inconciliabilità forse solo apparente, visto che il simbolo iconografico, infrange le barriere spazio-temporali, immergendosi in una dimensione ulteriore i cui canoni sfuggono alla comprensione logica, e non possono essere totalmente rinchiusi nelle categorie di pensiero razionali. 
Si tratta in fondo, di una esperienza contemplativa-estatica, dove il soggetto che si rapporta con l’icona, viene proiettato oltre le forme e le figure rappresentate, accedendo mediante questa porta, alla dimensione del mondo divino.

Benvenuti nel sito di iconografia cristiana, spiritualità e teologia

di Michele Antonio Ziccheddu, teologo, iconografo. 

 

 

Breve introduzione all'iconografia cristiana

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